L'avvenimento riassuntivo del 1931 è stata la Quadriennale di Roma, dove le generazioni giovani con sentimenti e intendimenti diversi si manifestarono con la loro più significativa produzione.
    Questa esposizione è stata ottima, in quanto ha servito a lumeggiare l'importanza della produzione artistica della generazione nuova, ma è stata la sepoltura definitiva della vecchia pittura ufficiale.
    Con questo si vuol dire che pur quello che è viva eredità della tradizione meglio fu ritrovata dagli artisti giovani. Naturalmente non si deve pigliare tale denominazione alla lettera e nel senso retorico, in auge oggi in Italia, chè i giovani artisti migliori erano tutta gente che ha ormai varcato l'anta.
    In quanto all'esposizione in se stessa, non si deve credere che essa segnasse un cambiamento improvviso, poiché quello che essa significò era andato preparandosi da una quindicina d'anni, fra le più varie ostilità di quelli che vennero da noi definiti "i nuovi evangelisti della rimasticatura".
    In quei giorni - che non sono molto lontani - ci voleva una certa forza tetragona per resistere e mantener fede alle idee. Noi questa fede l'abbiamo avuta. E' inutile tergiversare con miseri arzigogoli. Cosė fu.
    Ad accelerare il processo di sviluppo dei nuovi orientamenti nell'arte italiana, collaborò certamente il Fascismo, il quale si schierò subito dalla parte giovanile dell'arte. La qualcosa prova che il risorgere delle virtù patrie sono indispensabili per l'affermarsi vittorioso delle nuove forme d'espressione artistica, non meno di quelle che non siano necessarie per la vita politica e sociale di un popolo.
    In verità sarebbe stato strano che si fosse continuato a battere la vecchia strada. Alcuni episodi in contrario che si sono verificati in questi ultimi tempi, sono di scarsa importanza nel complesso del quadro.
    Insomma, la prima Quadriennale segna il primo vittorioso collaudo della nuova generazione artistica italiana. E ciò lo hanno compreso persino i nostri irriducibili avversari; il che è veramente molto sintomatico.
    Per esprimerci con altre parole, si vede bene che questa rassegna nazionale, voluta dal Regime, non si limitò soltanto a mettere in una maggiore luce singoli temperamenti di artisti, ma essa rappresentò soprattutto un grande sforzo associativo messo a servizio di un fine nazionale. Il fine nazionale soverchia infatti il fine particolare per chi sa vedere gli avvenimenti nella loro sostanza.
    Le future Quadriennali potranno essere ancora più importanti dal punto di vista artistico, ma forse nessuna avrà il valore storico di questa prima.
    Detto ciò apparirà chiaro il significato della nostra affermazione fatta al principio del nostro discorso, e cioè che la civiltà artistica italiana è in marcia. Ancora dobbiamo sgombrare il terreno da certi equivoci, e chi più vale più valga. Caduti in parte i falsi concetti già ne sorgono dei nuovi egualmente falsi, abbattuti i falsi idoli già ne sorgono altri non meno falsi. La cosa merita di essere meditata, perché giudicata certa produzione che va per la maggiore si deve concludere che i loro autori considerano l'arte con non meno disinvoltura dei vecchi artisti superstiti vale a dire che vedono la pittura e la scultura non come necessità dell'anima, ma come utilità pratica e valore immediato. Dal che è manifesto che all'infuori di un numero ristrettissimo di giovanissimi davvero seri e sinceri, le troppe vantate forze artistiche giovanili spesso si riducono a un saltabeccare disordinato, quando non si tratta di semplice applicazione di concetti d'altri. Inconveniente codesto che qualora non venisse chiarito in tempo ci farebbero tornare indietro di mezzo secolo.
    Questo fenomeno meriterebbe anzi di essere studiato a fondo, poichè è il segno di una deviazione dello spirito che domani potrebbe diventare pericoloso.
    Voglio dire, insomma, che la verità fluttua ancora in una incertezza di principi in parte veri e in parte falsi, e che se la coscienza artistica nuova non è un'allucinazione, pochi sono però gli artisti a rappresentare il periodo storico che attraversiamo.

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