I pseudo artisti credono che dipingere e scolpire sia questione di modi, mentre è questione di umanità.
    Infatti si potrebbe affermare che spesse volte la differenza delle opinioni artistiche concerne differenze di umanità. Molti fanno questioni di mode, e non sanno che - per usare l'espressione leopardiana - la Morte è sorella della Moda.
    L'opera d i selezione dei valori artistici è cosa ardua e lenta. Per cui, se in generale siamo sulla buona strada, le superstiti influenze deleterie persistono a fornire la natura estetica di non pochi artisti nostri.
    Le nuove elaborazioni artistiche presentano di già differenti aspetti. I raffronti e le graduazioni, potrebbero sorgere, ma, per ora, non voglio farne.
    Sarebbe piuttosto desiderabile vedere le relazioni di connessione che spesso sussistono fra pittori di differenti origini spirituali. Ma in verità, quelli che sempre in ogni caso sono i valori dei singoli artisti - non delle tendenze - che dovrebbero essere messi in luce nel modo migliore possibile.
    Molti per esempio, hanno ancora della tradizione artistica italiana un concetto assolutamente parziale, e credono che la viva eredità di essa stia nel ripetere le forme esteriori dell'arte del passato.

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    Il susseguirsi delle generazioni artistiche obbliga i dirigenti delle imprese esposizionistiche a seguire criteri differenti. Ogni generazione artistica chiude i suoi conti.
    Si deve innanzi tutto riconoscere che il lavoro critico al quale è stata sottoposta l'arte figurativa italiana nell'ultimo ventennio, ha servito non poco di ausilio ai dirigenti della Quadriennale.
    Alle vecchie esposizioni di quantità si volle sostituire mostre di qualità. Si può, dunque, dissentire nei particolari, ma non si possono dimenticare le molte difficoltà superate e la presenza di uno sforzo coordinato a fini precisi. La vecchia generazione presente alla Quadriennale offrì al visitatore i suoi ultimi aneliti prima di scomparire dalla scena del mondo. Le opere da essa presentate, salvo il caso Mancini, che stette sempre a sé, dissero tutta la miseria spirituale di una decadenza che a volerne fare la storia sarebbe lungo. Dicasi soltanto che essa con la tradizione plastica italiana ebbe niente a che fare, anzi ne fu la più aperta negazione. Essa ignorò non solo le sue leggi, ma il problema elementare dell'arte e diede il colpo di grazia allo spirito costruttivo che in ogni tempo era stata la grande forza della pittura italiana. Le sue fin troppo frequenti proposizioni contro i valori intellettuali dell'arte sono in qualche modo la conferma teorica della sua incapacità rappresentativa.

    In sostanza, con le sue pseudi espressioni artistiche indirizzate alla improvvisazione sensista, può collegarsi a certa filosofia, la quale venutaci dalla Francia finì col finire del XIX secolo per saturare l'atmosfera culturale che già da tempo era pregna di elementi anti-italiani.
    Ed è vanto della nuova generazione, giunta ormai alla maturità, aver subito sentito che c'era stata una rottura tra due culture latine, e che molte erano le ragioni che la dividevano dalla generazione precedente. La coscienza di questa divisione si chiarì con la guerra; ma naturalmente non in maniera generale. In generale manca ancor oggi a molti artisti un criterio esatto dei fatti storici, e ciò si arguì facilmente visitando la Quadriennale, come si era veduto nelle Biennali veneziane dell'ultimo periodo, dove ci accadde di assistere alla rimessa sull'altare di vecchi ruderi perché giudicati dal punto di vista pratico non da quello estetico che sarebbe pur sempre doveroso usare.
    Parlando della XVII Biennale di Venezia, che fu l'ultima in ordine di tempo, noi così ci esprimemmo : "Definire questa XVII Biennale l'Esposizione della Conciliazione non si può e sarebbe il segno di un ottimismo idiota. A lasciar fare si nuoce prima di tutto all'arte e si rende un pessimo servizio al pubblico; il quale è costretto ormai dalla forza della realtà a concludere che il passato è veramente passato e più non può tornare".

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