Pisa non è un centro artistico: manca di un cenacolo sia pure modesto, manca perfino d'un locale atto all'esposizione delle opere d'arte. Discussioni dunque non se ne fanno, anzi si vive nell'ignoranza e nell'indifferenza di tutto ciò che è attuale.
 
Le poche esposizioni, chiamiamole pure così, si tengono nelle vetrine dei negozi, fortunatamente con poco danno delle opere esposte, le quali sono quasi sempre talmente compassionevoli, che la mancanza delle condizioni più necessarie per una migliore valutazione, come luce e distanza convenienti, non possono altro che giovare alle opere stesse. Se poi qualche pittore che sia degno di questo nome, ha bisogno di un locale più conveniente, può rivolgersi ai negozi di mobili ! Così per esempio ha fatto il livornese Renato Natali.
 
Ma lasciamo da parte le querele, che del resto non giovano a nulla, e ricordiamo solo un'esposizione di una certa importanza, tenuta qualche anno fa nel Salone dei Concerti del Teatro Verdi. Questa mostra, stando al discorso inaugurale, avrebbe dovuto ripetersi ogni anno, ma nessuno ha saputo più nulla. Probabilmente l'organizzatore è rimasto troppo commosso dai lauti incassi.
 
Ciò sia detto per far sapere che i Pisani non comprano mai.
 
Tant'è vero che i due artisti pisani che si sono oggi notevolmente affermati, e cioè Umberto Vittoriani e Ferruccio Pizzanelli hanno venduto e hanno riscosso consensi a Milano, a Roma, a Bologna, dando ancora una volta ragione al detto: "Nemo propheta in patria".
 
Del resto, non è del Vittoriani, né del Pizzanelli che io mi voglio occupare qui: essi sono ormai artisti quasi direi compiuti, e ognuno di essi è gia abbastanza noto.
 
Mi preme invece di valorizzare i giovanissimi, i quali non sono ancora stati riconosciuti secondo i loro meriti, anche perché non sono mai andati mendicando acquisti o lodi.
 
Salvatore Pizzarello, pittore, nato nel 1906 a Sarajevo, di cittadinanza e di padre italiano, è un artista sorprendente per la sua età e per la sua nessuna esperienza.
 
Giovanni Acquaviva è anch'egli un autodidatta. Meno ricco di colore del Pizzarello, dimostra tuttavia in certi suoi paesaggi, come sognati, pieni di luce e di riflessi oro, crepuscolari, romantici, parnassiani, di possedere un fine senso del colore.
 
Gino Alvio Vaglini, scultore e come gli altri autodidatta, non si è mai curato di seguire una moda. Dico questo, anzi lo ripeto, perché niente di più mi dimostra l'artista, che la schiettezza e la spontaneità.
 
Egidio Lenci, l'ultimo di questa breve rassegna, è xilografo. Di lui ho scritto sulla "Rassegna grafica". Di lui ho letto profili sull'Artista moderno, sul "Giornale dell'Arte", sulla "Lucerna".
 
E' senza dubbio il più conosciuto, anche perché ha preso parte a mostre di una certa importanza, come quella del Sindacato degli Artisti Toscani di quest'anno a Firenze.
 
FORTUNATO BELLONZI