La deficienza quasi assoluta di grandi geni innovatori e di prepotenti individualità creatrici puņ far credere, ad un osservatore superficiale, che l'arte italiana contemporanea attraversi un periodo di decadenza, o smarrimento collettivo.
Ma la realtà si dimostra ben diversa, per chi soltanto istituisca un sommario confronto fra le manifestazioni attuali, in ogni campo (dall'architettura, alla scenografia; dal puro disegno, all'affiche) e le manifestazioni di ventenni fa oscillanti dal futurismo disgregatore al pompierismo, pacchiano, dal rilievo di abusive formule impressionistiche, all'ossequio supino per qualsiasi importazione esotica, impestata di bassa letteratura, o di arcolistica moda.
A guarire tutte codeste magagne non possono bastare due soli decenni. Dobbiamo rallegrarci che gli artisti odierni più consapevoli, astrazion fatta dei cenacoli ai quali aderiscono, abbiano rimesso in onore i principi dell'estetica figurativa sana e durevole, preoccupandosi, anzitutto, dell'armonia e logicità struttiva, nell'edilizia, dell'architettura e della solidità delle masse, nella plastica, della concretezza volumetrica e degli accordi tonali, nella pittura.
Monumenti come quello della Vittoria, a Bolzano, o come la Casa Madre dei Mutilati, a Roma, attestano la realizzazione di un clima estetico purificato e la riacquistata capacità, negli artisti italiani, di collaborare insieme, in opere di storico prestigio, assai meglio di quello che non sia stato fatto, prima della guerra, durante la lunga gestazione del Monumento a Vittorio Emanuele, di draconiana memoria.
E' innegabile, se vogliamo considerare obiettivamente anche il rovescio della medaglia, che il pubblico odierno si palesa, nella più favorevole delle interpretazioni, pressochè indifferente agli sviluppi dell'arte novecentesca, la qual cosa starebbe a dimostrare sopratutto la scarsa virtù emotiva o persuasiva dell'arte medesima, ma anche il lodevole disdegno, da parte dei creatori, delle troppo facili conquiste, miranti a solleticare gli strati meno nobili del gusto collettivo.
Soprattutto nell'ambito della pittura da cavalletto ed ornamento si notano, oggi, scarsità fantastica ed insufficiente aderenza alla vita vissuta, comprovate dalla rilevante superiorità stilistica delle opere di paesaggi o di natura morta e dagli studi di modo e simile, in confronto alle opere di vasta composizione umana ed allo stesso ritratto.
Si ha tutt'ora l'impressione che perfino quelli che a buon diritto vengono ritenuti i maestri delle giovanissime schiere affilino le loro armi, in una faticata e coscienziosa vigilia, per strenui combattimenti futuri.
Auguriamoci, comunque, che all'attuale periodo, cui compete la qualifica, in fondo onorevole, di restauratore, segua ben presto, per virtù di energie adolescenti, e quasi potremmo dire impensate, l'età fulgidissima della nuova Rinascita, germinata dal genio, ma nutrita dalle esperienze severe del tempo in cui viviamo.
ALBERTO NEPPI
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