Caro d'Aloisio,
L'arte attuale ? e chi ci si raccapezza più ?
Una Esposizione d'avanguardia è oggi per gli occhi quello che è per gli orecchi Piazza Navona la notte della Befana: un tumulto dal quale si esce con un senso di sollievo ma con la testa appesantita e confusa. Chi più strilla ha ragione. A mente riposata si cerca invano di rievocare qualche opera significativa: non c'è rimasto nulla. Nulla; perché il carattere comune di tutto questo continuo succedersi di scuole, tendenze, ricerche sembra essere, purtroppo, una desolante povertà di contenuto spirituale, per molti spontanea, per pochi, e questo è peggio, voluta. Manca proprio ciò che è essenziale. E tutto si svolge in una atmosfera di violenza, di intransigenza, di esasperazione. A Firenze i Selvaggi; a Napoli gli Arditi dell'Arte; si aspettano i Battaglioni d'Assalto. La gioventù moderna vive soprattutto nei muscoli; e sta bene; ed è già un programma. Però rovescia e rinnega il passato e poi chiede scusa ieri a Raffaello, oggi a Masaccio, il che prova che nessuna delle formule di moda è nuova.
Nuova è la manìa di teorizzare, e di anteporre alla pratica la teoria. Freni non ce ne sono più, sacrificati alla libertà che s'è mutata in licenza; alla disciplina è succeduto l'arbitrio più sconfinato. L'evoluzione dell'arte, che deve maturarsi nel raccoglimento, nello studio tenace, assiduo, diuturno di lunghi anni, si decreta intorno al tavolo del caffè.
Tutti hanno fretta di arrivare, e tentano l'opera prima di aver sicuro l'occhio e ubbidiente la mano. E già: il negro e il bambino hanno forse studiato ?
Della pratica di mestiere, del rispetto per le esigenze della materia, quindi si curano ?
C'è, oggi, una parola d'ordine che sarebbe buona se non servisse a giustificare tutte le bizzarrie: "annotare la sensazione". La risposta è sempre pronta: io sento così. E va bene; ma fino a che punto sei suggestionato, ammesso che i tuoi nervi e il tuo occhio siano sani ? La deformazione del vero, che viene spontanea dalla necessità di semplificarlo e di modificare l'intensità espressiva degli elementi utili di forma e di colore, adeguandola alla finalità dell'opera, è divenuta oggetto del più assoluto arbitrio, oltrepassando il limite, insormontabile, della verosimiglianza. Si fa un'arte sempre più astratta e, soprattutto, fuori della vita. Ed è poi, veramente, arte del nostro tempo ? Dov'è l'opera che ferma ed esalta qualcuno degli aspetti del meraviglioso momento che viviamo ?
Vedremo fra poco a Venezia se i brillanti esperimenti sulle pere e sulle sardelle hanno dato agli avanguardisti la possibilità di crearla. Mai concorsi furono più opportuni. Sarà, auguriamocelo, il principio del rinsavimento: riportare l'arte a finalità concrete. E questo è urgente, perché mentre si fanno ricerche trascendentali, i fabbricanti di mobili, di stoviglie, di tappezzerie continuano a gettare sul mercato troppa roba di volgarissimo gusto. Cominciamo da qui l'educazione del disorientatissimo e diffamato pubblico.
Quanto a me, io faccio semplicemente e modestamente quello che mi si chiede: un ritratto, un paese, un gioiello, un frontespizio, un tavolo, un lampadario. Con la stessa coscienza, con lo stesso ardore. Sono, è vero, insoddisfatto sempre; però mi sento a posto.
CARLO ALBERTO PETRUCCI
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