Parlare di un momento artistico è parlare dell'indirizzo artistico in un dato tempo.
Il mio giudizio perciņ si volgerà alle Arti e non già agli Artisti.
L'edilizia sacra e profana brancola nel più sconcertante confusionismo, in quanto mescola epoche e gusti diversi con una disinvoltura superba e pretenziosa, che la manda in giro carica di falsi marmo, di false pietre, di falsi stucchi, di false ceramiche e di altre mistificazioni decorative, che inutilmente tentano di plagiare all'occhio dei passanti, i fasti della tradizione nostrana. Il più assoluto disprezzo essa poi ostenta per la destinazione degli edifici, onde accade che non si tenga neppur conto delle più elementari esigenze dell'uso.
La scultura ornamentale e la statuaria non si discostano dall'edilizia neppure per il meccanismo della loro organizzazione produttiva a carattere puramente industriale e, salvo qualche esempio, che diremmo anacronistico, ambedue si atteggiano da viete imitazioni classicheggianti e inespressive o da forme romantiche uscite dall'esperienza socialista, se spesso non si danno ad imitare una certa scultura tedesca, membruta e cafona che, al modo di alcune architetture si inspira ai granatieri di Pomerania dalla mascella quadrati e dal cranio stretto.
La più completa anarchia domina nella pittura, ove si sa che il Futurismo è profondamente penetrato, come in nessun altra branca dell'Arte. Dall'a olio, alla tempera, all'affresco, la pittura è sorda, atona, piatta, deficiente di disegno, falsa di colore, balbuziente e priva di ogni spiritualità.
Qui, come nella scultura e nell'architettura, domina un assoluto sbandamento tecnico-artistico che, nel migliore dei casi, ostenta uno sfoggio di preziosità e di virtuosismi non sempre di buon gusto, privi di sincerità ed irti di audacie sfortunate.
G. A. FANELLI
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