Il nostro imperativo morale oggi è questo: vivere secondo lo spirito della razza e marciare, guardando innanzi.
Uno stile ben determinato, che tragga le sue leggi da quanto di più intimamente profondo e tipico abbia espresso la nostra eticità e che si ispiri nel contempo ad una ardente necessità di rinnovamento.
Uno stile tipico, che soddisfa questo imperativo, è lo stile dei Futuristi: esso caratterizza la nostra epoca, non è confondibile con altre tendenze ed esperienze. Nasce da una particolare concezione etico-estetica e si esprime secondo un procedimento di deformazione lirica suo proprio.
Fuori del Futurismo vivono, alcune tendenze non nettamente precisabili, che tentano di amalgamare esperienze recentissime d'oltre confine con la tradizione ottocentesca nostrana, dando luogo ad un ibridismo concettuale e formale che s'è convenuto di battezzare "Novecento".
A questa tendenza di rinnovamento che non sa orientarsi e non ha il coraggio di disancorarsi da una vieta parvenza di tradizione, fanno scorta d'onore tendenze minori pseudoarcaistiche, nonché i relitti del postimpressionismo.
Siamo quindi in un periodo di elaborazione, di travaglio e di ricerche che fa onore alla coscienza degli artisti italiani ma che ci tiene ancora lontani dall'opera rappresentativa della nostra epoca, la quale a mio avviso può ritrovarsi e riconoscersi, specie in fatto di arti plastiche, unicamente nel Futurismo.
VITTORIO ORAZI
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